FacebookTwitterGoogle Bookmarks

Che tempo fa

Weather data OK
Porretta terme
15 °C

Cerca nel sito

Area Riservata Login




La Resistenza PDF Stampa E-mail

Il Comune di Porretta Terme negli ultimi tre anni della seconda guerra mondiale ebbe la seguente popolazione: 6044 nel 1943, 6005 nel 1944, 5980 nel 1945 (dati ISTAT).
Da uno studio del 1990 risulta che Porretta nel 1944 il 20 maggio vide l’arrivo da Lucca di ca. 200 sfollati ed il 3 giugno ospitò ca. 1600 sfollati complessivi.

Il territorio comunale porrettano, avente una estensione di km.q. 33,93 ed una escursione altimetrica di m. 1230, dista ca. km. 60 da Bologna e ca. 30 da Pistoia. Lungo il corso fluviale del Reno, la strada porrettana e la ferrovia omonima, colleganti la Toscana e l’Emilia Romagna nell’Appennino centrale settentrionale, fecero sì che anche i militari tedeschi nel settembre del 1943 scegliessero questo territorio come punto strategico e tattico di passaggio, soprattutto notturno, tra il nord ed il sud dell’Italia e viceversa, non solo per le truppe, ma anche quale base stanziale e di trasferimento della Wehrmacht, della Todt, della Speer, della Feldgendarmerie, delle SS.

Altro dato importante per i tedeschi fu la presenza a km. 3 da Porretta Terme di due strade carrozzabili che si potevano scegliere, sia per scendere a Pistoia sia per raggiungere e controllare l’Appennino centrale interno (La Lima - San Marcello Pistoiese – Pontepetri - Pracchia come pure Mammiano – Piteglio – Prataccio – Prunetta o sorgenti del Reno – Le Piastre), utilizzando molteplici strade come vie d’avanzamento o di fuga verso il passo dell’Abetone e il modenese, verso Bagni di Lucca, verso Pistoia e verso Porretta – Bologna.

Naturalmente gli angloamericani e con loro i brasiliani dovettero affrontare anche qui i tedeschi, che - abbandonando il fondovalle porrettano ormai “no man’s land” o “tierra de nadie” e retrofronte - si attestarono dal settembre del 1944 all’aprile del 1945 sulla linea montana lizzanese-gaggese di m. Belvedere – m. Castello (linea gotica arretrata o anche linea verde) e controllarono il fondovalle renano sino a Bologna.

Ai militari nazisti fu comodo sfruttare Porretta Terme anche a motivo della sua dotazione alberghiera e della conformazione geografica, che ritennero permettesse un certo riparo dai bombardamenti aerei. Invece gli angloamericani infierirono coi bombardamenti aerei sulla ferrovia, sulla strada porrettana e su altri siti, seguendo la serpentina delle ripide valli appenniniche o planando negli slarghi intervallivi. Persero la vita molti civili e i danni alle case, agli alberghi, alle industrie, alle chiese, alle strade, ai ponti, alle gallerie furono ingenti.

Tuttavia gli angloamericani ed i brasiliani partendo da Montecatini Terme e da Pistoia su per l’Appennino contro i tedeschi, per via del blocco del fronte nell’inverno 1944-45 si fermarono a Porretta Terme almeno per sette mesi, da ottobre ad aprile, fin quando la guerra proseguì nella Pianura Padana e a nord del Po.
In questo territorio appenninico ripararono anche molti militari e reclute renitenti alla leva nazifascista, provenienti sia dalla pianura emiliano-romagnola che da quella toscana, ma anche da più lontano. Molti furono attesisti, ma tanti si trasformarono in partigiani, attivando formazioni militari, inquadrate nel C.U.M.E.R. (Comando Unico Militare Emilia Romagna), ma anche bande autonome inufficiali. Tra le formazioni partigiane inquadrate, che furono operative nell’Appennino porrettano e dintorni, si ricordano le seguenti: Brigata Bozzi, Brigata Matteotti di Montagna, Brigata Giustizia e Libertà, Divisione Modena.

Da parte delle formazioni partigiane di questi luoghi si ebbero azioni congiunte toscane ed emiliane, a motivo dei confini, come pure azioni di soccorso in difesa della Repubblica modenese di Montefiorino (17 giugno – 1 agosto 1944), attaccata da ingenti unità nazifasciste. I partigiani si adoperarono anche per infliggere alle unità nazifascite stanziali e di passaggio tra l’Emilia e la Toscana atti di sabotaggio stradale e ferroviario, attacchi armati, assalti alle caserme per rifornimento d’armi, taglio dei fili telefonici e telegrafici, come da ordini italo-alleati ricevuti, ed in attesa dell’arrivo degli angloamericani, i quali entrarono in contatto diretto coi partigiani mediante staffette ed emissari e paracadutando viveri ed armamenti. Porretta Terme cittadina termale sfollata e bombardata, fu liberata prima dell’arrivo degli americani – come successe in moltissini centri emiliani - il 29 settembre 1944 a partire dalle sue frazioni di Castelluccio e di Capugnano, dato che il capoluogo era deserto. Ciò avvenne mediante l’azione congiunta dei partigiani locali e di quelli modenesi del gen. Armando, giunti in parte a Castelluccio, dopo essersi liberati dall’accerchiamento tedesco a Montefiorino.

Tuttavia la montagna porrettana dell’Alto Reno fu martoriata da una tragica scia di sangue per le stragi perpetrate anche qui da fascisti e da nazisti insieme:

- 4 luglio 1944: Biagioni (Comune di Granaglione), 9 vittime;

- 12 agosto 1944: Castelluccio (Comune di Porretta Terme), 5 vittime;

- 27 settembre 1944: Ca’ Berna (Comune di Lizzano in Belvedere), 29 vittime;

- 29 settembre 1944: Ronchidoso (Comune di Gaggio Montano), 69 vittime;

- 30 settembre 1944: in un boschetto di Famaticcia di Savignano sottostante Palazzina (Comune di Grizzana Morandi), nel versante di destra del fiume Reno e quasi antistante Molinaccio di sotto posto invece sul versante di sinistra del Reno dove avvenne un altro eccidio; 8 vittime, a cui deve aggiungersi, come 9ª vittima di quel giorno, il medico condotto Enea Macentelli, che fu preso dopo essere andato a visitare una persona malata in quell’area;

- 2 ottobre 1944: nell’immediato sottostrada della Porrettana a Molinaccio di sotto (Comune di Gaggio Montano); 17 vittime, di cui 3 residenti in Toscana e 14 in Provincia di Bologna (di cui 4 a Porretta), rastrellate lungo il rettilineo di Silla fino al ponte di Silla e lungo la porrettana dal Collegio Albergati (Porretta Terme) per la Pucciga (Casa Fontana, Ferriera, ecc.) fino al ponte di Silla e da qui fino a Molinaccio. (P.A. Ciucci)

Ciucci, Pier Angelo “Le popolazioni dell’Alto Reno sulla linea gotica bolognese-pistoiese nell’occhio del ciclone nazifascista”, Convegno interregionale, Palazzo Re Enzo, Bologna 22-24 marzo 1990.

La Resistenza a Porretta Terme Cippi e luoghi della memoria
a cura del Comune di Porretta Terme
Introduzione di Pier Angelo Ciucci, foto di Pietro Campaldini

Monumento Ossario ai partigiani nella Certosa di Bologna
Inaugurato il 31 ottobre 1959, fu voluto dal Giuseppe Dozza, il sindaco della liberazione di Bologna, che lo fece progettare da Piero Bottoni (Milano 1903-1973), esponente di spicco del Razionalismo in Italia, vicino alle posizioni di Le Corbusier.

Il Sacrario dei partigiani in Piazza Nettuno a Bologna
Le biografie dei partigiani ricordati nel monumento, il significato delle lapidi commemorative, gli edifici di Piazza Maggiore

Allegati:
FileDescrizione
Scarica questo file (Molinaccio.pdf)L'eccidio di Molinaccio - pubblicazione scaricabileL'eccidio di Molinaccio - pubblicazione scaricabile
 
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Italian English French German Greek Portuguese Russian Slovenian Spanish

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Ulteriori informazioni.

Accetto i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information